FLC CGIL Matera

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Con la nota 28978 del 20 giugno 2019 il MIUR definisce le date e la modalità per la presentazione delle domande della prossima mobilità annuale:

Docenti

Ogni ordine e grado dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (online)

Docenti assunti ex DDG 85/2018 dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Utilizzazioni verso le discipline specifiche dei licei musicali

dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Personale ATA (ausiliario, tecnico ed amministrativo)

dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Non sono riportate comunicazioni in merito agli insegnanti di religione cattolica e al personale educativo, per i quali si prevede, comunque, la compilazione e la presentazione su modello cartaceo. Ci attendiamo un aggiornamento da parte del MIUR.

Il MIUR ha reso noto il Decreto Ministeriale 326 del 9 aprile 2019, registrato dalla Corte dei Conti il 14 maggio, con il quale sono individuati ulteriori interventi nell’ambito del Piano nazionale Scuola Digitale previsto dal comma 56 della Legge 107/15 e adottato con DM 851/15. Il comma 62 della Legge 107/15, stanzia a decorrere dal 2016, 30 milioni di euro all’anno per finanziarie il PNSD, progressivamente ridotti nel corso degli anni successivi. Per il 2019: 15 milioni costituiscono il “Fondo per l'innovazione digitale e la didattica laboratoriale"  e 12,06 milioni sono finalizzati alle “Spese per l'innovazione digitale e didattica laboratoriale" Con il DM 62/19 (non conosciuto) sono stati utilizzati € 1.610.000,00 per la realizzazione di ambienti digitali e didattici innovativi presso le istituzioni  scolastiche ubicate in aree a rischio. Con il DM 279/19 sono impegnate ulteriori risorse relative

  • agli  “Ambienti innovativi per le discipline STEM per le scuole del primo ciclo
  • alle “Attrezzature digitali per gli istituti ad indirizzo enologico
  • alle “Biblioteche innovative per l'apprendimento
  • alle Misure di supporto nell'attuazione del Piano nazionale per la scuola digitale

Con il DM 326/19 sono impegnati € 5.820.000,00 a carico del capitolo 2007 “Spese per l’innovazione digitale e didattica laboratoriale” del bilancio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per l’esercizio finanziario 2019.

Le risorse sono finalizzate:

  • alle azioni di sviluppo e diffusione nelle scuole di metodologie didattiche innovative, competizioni e relativi premi (azioni #14 e #19 del Piano nazionale per la scuola digitale)
  • al potenziamento di percorsi per lo sviluppo del pensiero computazionale e della creatività digitale nelle scuole del primo ciclo di istruzione.

Le istituzioni scolastiche destinatarie dei finanziamenti saranno individuate a seguito di procedure selettive pubbliche, la cui attuazione è demandata alla Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale.

Le risorse saranno corrisposte:

  1. 50% dell’importo dovuto a titolo di acconto;
  2. ulteriore 50% a saldo previa rendicontazione delle spese sostenute.

Le risorse rimanenti e le eventuali economie saranno oggetto di ulteriori provvedimenti.

 
In attuazione dell’intesa del 24 aprile 2019 si è svolto oggi, 20 giugno 2019, il primo incontro sulla valorizzazione del personale ATA.
 
In premessa i sindacati hanno richiesto un puntuale impegno al rispetto dell’intesa di palazzo Chigi relativamente al tema della valorizzazione di tutto il personale ATA, nonché per assicurare il riconoscimento dell’esperienza di quei tanti assistenti amministrativi che in questi anni hanno svolto le funzioni di DSGA.
 
Il MIUR ha rappresentato le molteplici difficoltà di carattere normativo e giuridico a individuare procedure riservate per accedere al profilo di DSGA da parte degli assistenti amministrativi sprovvisti di titolo di studio specifico. 
 
Per i sindacati, invece, l’Intesa politica del 24 aprile scorso ha posto le condizioni per superare tali ostacoli, indicando come obiettivo quello di permettere a tutti coloro che hanno i requisiti delle 3 annualità di accedere ad una procedura riservata. Analogamente è stato chiesto di affrontare tutti gli aspetti concernenti la valorizzazione professionale del personale ATA: passaggi di profilo, tramite mobilità professionale, e attivazione delle posizioni economiche.
 
Le parti hanno concordato di proseguire il confronto su tutte le tematiche affrontate anche attraverso l’invio, da parte dei sindacati, di una proposta puntuale, da discutere entro i prossimi giorni in un nuovo incontro.

Giovedì 20 giugno 2019, alle ore 10.30, è proseguito ilconfronto con il Dott. Chinè - Vice Capo di Gabinetto del Ministro - per affrontare un altro punto dell’Intesa del 24 aprile 2019 tra governo e sindacati e riguardante il personale ATA.

L’incontro era rivolto a mettere a fuoco due importanti questioni per trovare le possibili soluzioni alla luce della normativa vigente:

  • assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA
  • valorizzazione, tramite mobilità professionale, del personale ATA.

La posizione dell’Amministrazione

L’Amministrazione ha posto subito all’attenzione del tavolo che, per quanto riguarda i facenti funzione, ci sono alcuni ostacoli di ordine giuridico da superare. La normativa vigente (Legge Madia), secondo il Dott. Chiné non consentirebbe un salto di doppia area (dall’area B all’area D, né permetterebbe di prescindere dal titolo di studio specifico e la procedura prevista del concorso interno stabilisce che tutti debbano aver prima superato un concorso pubblico. A ciò si aggiungono numerose sentenze della Corte Costituzionale che in passato hanno messo in questione i concorsi riservati agli interni.
Altro punto da tenere in considerazione è che, avendo corrisposto il 30% dei posti riservati ai facenti funzione nel concorso ordinario, ora non si può superare il 50% come prevede la legge Brunetta.
E in ogni caso un’eventuale norma ad hoc deve avere il necessario sostegno politico per essere approvata in Parlamento anche se non manca la volontà di trovare una soluzione condivisa con il sindacato.

La nostra posizione

La FLC CGIL, pur trovando positivo l’approccio tenuto dall’Amministrazione nel voler individuare concretamente delle soluzioni all’annosa questione dei facenti funzioni con l’esperienza di DSGA, ha ribadito che occorre fare uno sforzo per superare tutti gli ostacoli, analogamente a quanto è già stato fatto al tavolo per i docenti.
Il punto due dell’Intesa, firmata a Palazzo Chigi il 24 aprile scorso, ci viene in sostegno perché indica in maniera puntuale e precisa che va trovata una soluzione per dare uno sbocco di carriera sia ai facenti funzione, che in generale a tutto il personale ATA.
Finora la questione ATA è rimasta al margine della trattativa, ma adesso che è stata chiusa la partita docenti è necessario concentrarsi per dare stabilità alle scuole con DSGA finalmente titolari della funzione e far ripartire gli istituti contrattuali legati alla valorizzazione delle professionalità Ata rimaste bloccate per precise responsabilità politiche.

La FLC CGIL ha perciò fatto presente che, sui facenti funzioni, abbiamo, innanzitutto, un’emergenza che va affrontata al più presto. Al prossimo avvio dell’anno scolastico ci saranno circa 3.000 scuole scoperte senza DSGA e il concorso ordinario – che abbiamo rivendicato per anni – non può dare soluzioni nell’immediato circa la funzionalità di queste scuole. Sussiste, perciò, ancora la necessità di rivolgerci ai facenti funzione (se saranno disponibili). È necessaria un’operazione di giustizia nei confronti di questi colleghi. Essi per anni hanno garantito il servizio in condizioni di estrema difficoltà. È mancato il supporto dell’amministrazione in termini di formazione e hanno subito in diversi casi la decurtazione dello stipendio percepito come assistenti amministrativi.  
L’argomentazione del salto di due aree come impeditiva al passaggio dall’Area B all’area D non può essere utilizzata, dal momento che questi colleghi stanno già operando da tempo nelle scuole firmando atti ufficiali la cui validità non è stata mai messa in discussione.

La FLC CGIL ha ribadito ancora una volta i contenuti della proposta unitaria, che è quella di un concorso straordinario riservato con procedura semplificata, al pari di quello dei docenti. Tre anni di esperienza come DSGA, compreso quello in corso, possono essere considerati in via straordinaria come sostitutivi del titolo di studio.
La questione giuridica delle norme si può superare, dal momento che vanno messe in sequenza le due norme - la legge Madia che ha modificato il 165 e il comma 605 della legge di bilancio 2018 che ha introdotto una deroga al possesso del titolo di studio per i facenti funzione. Pertanto, per effetto di una legge ordinaria entrata in vigore successivamente, i facenti funzione possono partecipare ad un concorso riservato anche in assenza del titolo di studio specifico.
È ora di dare un segnale di distensione alle scuole e alla categoria. Nella sola regione Lombardia il prossimo anno le scuole senza DSGA saranno il 55%. Pertanto ancora una volta gli amministrativi dovranno prendere in carico la copertura di queste sedi vuote e garantire il funzionamento del servizio.

Sulla valorizzazione (mobilità professionale e posizioni economiche) per tutto il personale ATA abbiamo chiesto un tavolo specifico, in modo da approfondire in momento successivo questa materia.

L’Amministrazione si è riservata di fare un approfondimento e di riconvocare quanto prima il tavolo.

Roma, 18 giugno - Il Capo Di Gabinetto del MIUR, Giuseppe Chiné, ha incontrato oggi i segretari generali di FLC CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams per fare il punto sull’attuazione dell’accordo in materia di reclutamento e precariato sottoscritto l’11 giugno scorso sulla base di quanto previsto nell’intesa del 24 aprile a palazzo Chigi.

Sono stati illustrati i contenuti del testo normativo a tal fine predisposto dal MIUR, che recepisce in modo puntuale e coerente quanto previsto dall’intesa. Sarà lo stesso ministro Bussetti a verificare modalità e strumenti attraverso i quali compiere il necessario percorso legislativo.

Da parte loro le organizzazioni sindacali, oltre a valutare positivamente il testo sottoposto alla loro attenzione, hanno chiesto di procedere con l’immediata emanazione di un provvedimento con carattere d’urgenza.

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli con un articoloapparso sul Sole 24 ore del 13 giugno ha attaccato l’intesa tra il Ministro Bussetti e i sindacati sulla stabilizzazione di 25.000 cattedre della scuola sviluppando una critica che sostanzialmente riconduce la questione del reclutamento dei docenti al tema del concorso uguale per tutti. Nell’articolo confonde totalmente la procedura del concorso straordinario con il PAS, che ha una funzione formativa e abilitante e non da accesso al ruolo, e accusa l’intero corpo docente di essere una categoria che lavora poco e con scarso impegno di formazione.

Peccato che il Presidente della Fondazione Agnelli prenda questi scivoloni sul PAS e sulla presunta sanatoria, perché l’intesa prevede un concorso per l’accesso al ruolo, con prova scritta e orale e mira a stabilizzare almeno una parte di quei precari che da anni stanno in cattedra e insegnano, solo che lo fanno con contratti a termine. E fa specie che a fronte di oltre 150.000 supplenze di varia natura attribuite nella scuola ogni anno, il tema della formazione in ingresso venga fuori solo quando si trova l’accordo per avviare, in parallelo e con tempi celeri, concorso ordinario straordinario; come se il fatto che migliaia di studenti cambino insegnante ogni anno e migliaia di docenti insegnino da precari senza un percorso formativo e abilitante di ingresso fosse un fatto ininfluente ai fini della “qualità” e delle loro esperienze didattiche di insegnamento e apprendimento.

Viceversa l’aumento del tempo scuola che il Presidente della Fondazione Agnelli richiama come misura utile a combattere la dispersione e alzare i livelli di apprendimento è senza dubbio un elemento condivisibile dell’analisi, così come l’inadeguatezza dei 24 CFU a garantire un adeguato livello di competenza didattica in entrata. Non a caso nell’intesa introduciamo il PAS, come percorso formativa da 48 CFU (non 24) e con obbligo di frequenza dei corsi, come elemento chiave della formazione in ingresso dei docenti, sia di quelli da assumere, che degli altri, che laddove non rientrassero del contingente di assunzioni ne trarrebbero comunque un percorso formativo importante per la professionalità docente.

Oltretutto, a essere onesti fino in fondo, quello che dovremmo dire è che il tanto declamato concorso, a cui anche una parte della politica guarda come al topos della meritocrazia, non è affatto impostato per garantire la sbandierata qualità: la selezione è fondamentalmente basata sui contenuti disciplinari mentre l’acquisizione delle competenze didattiche e pedagogiche è affidata proprio ai pacchetti da 24 CFU, per lo più ottenuti in modalità telematica, senza la frequenza di corsi, laboratori e lezioni di pedagogia ed esami in presenza che sono invece previsti nel PAS.

L’intesa rappresenta un ottimo accordo, che consente la stabilizzazione di tanti docenti che lavorano da anni nelle scuole, senza sacrificare la formazione in ingresso. Se il governo ci avesse messo maggiori risorse avremmo potuto anche rafforzare l’elemento formativo, ed evitare di scaricarne i costi sui lavoratori precari, ma questa è come sempre la nota dolente di un Paese che investe in istruzione e conoscenza meno di tutti i Paesi dell’area euro ed è fanalino di coda a livello internazionale nella classifica OCSE.

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