FLC CGIL Matera

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L’intesa siglata la scorsa settimana da 5 organizzazioni sindacali dell’istruzione con il ministro Bussetti sul reclutamento dei docenti ha sollevato alcune obiezioni e incomprensioni che meritano una replica.

Vorrei intanto ricordare che i sindacati firmatari dell’intesa – FLC CGIL, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda – rappresentano oltre l’80% di chi opera e lavora nel mondo della scuola, e che l’intesa è giunta al termine di un confronto serrato col Miur di alcune settimane, durante le quali si è davvero lavorato molto, per favorire un risultato che i sindacati hanno giudicato assai positivo.

Sul piano del metodo adottato, i sindacati firmatari hanno valutato la scelta procedurale del Pascome molto efficace, poiché esso ha una funzione formativa e abilitante che non fornisce accesso automatico al ruolo; anzi, l’intesa prevede un concorso specifico per l’accesso al ruolo, con prova scritta e orale. Il concorso dunque mira a stabilizzare almeno una parte di quei docenti precari che da anni sono rimasti in cattedra e insegnano, ma con contratti a termine.

Ricordo che nel corso degli anni e col procedere dei diversi governi la regola è stata quella dell’assunzione a tempo determinato dei docenti e del personale del sistema dell’istruzione, con un effetto a dir poco deleterio sulla moltiplicazione dei precari, giunti a quote dell’ordine di centinaia di migliaia, non più sostenibili per il sistema formativo.

Ricordo altresì che nel corso degli anni la cristallizzazione del precariato è stata più volte stigmatizzata e condannata da diverse Corti, nazionali ed europee, punendo per esempio l’Italia per le decine di migliaia di precari con contratti a termine di durata superiore ai tre anni. Dinanzi a questa situazione, che rischiava di incancrenirsi ancora di più, un intervento per la stabilizzazione si rendeva assolutamente necessario. Da qui la ragione vera dell’intesa col Miur.

Resta naturalmente un enorme problema generale relativo alla questione salariale dei docenti, tutti, e del prestigio sociale sempre più al ribasso di chi opera nella scuola. Riteniamo profondamente sbagliato accreditare la versione di alcuni critici secondo la quale la differenza salariale tra gli stipendi dei docenti dei vari Paesi europei sarebbe fondata sulla differenza di prestazione oraria (quella dei docenti italiana sarebbe inferiore).

Sbagliata perché basata sulla comparazione tra sistemi di istruzione differenti; sbagliata perché non tiene conto della durata dell’anno scolastico. Ingiusta poi anche perché tale falsa argomentazione ha sempre bloccato gli aumenti stipendiali che la docenza italiana merita.

Dai dati Eurydice (Primary and General Secondary Education 2018/19), emerge che la durata dell’anno scolastico varia nei paesi europei. Nella metà dei paesi l’anno scolastico conta 170/180 giorni a fronte dei 200 giorni dell’Italia e le ore di lezione settimanali in Italia sono di poco superiori alla media europea, sia nella scuola primaria (24 contro 19,6) che nella secondaria di secondo grado (18 contro 16,3) e simili nella secondaria di primo grado (18 contro 18,1).

Sottolineo inoltre che è compito dei sindacati lottare per il rinnovo dei contratti nazionali, bloccati per circa 9 anni, fino all’aprile del 2018, ed ora in attesa di rinnovo per il prossimo triennio. È sui contratti nazionali che si gioca la partita non solo salariale, ma per il miglioramento delle condizioni di lavoro nella scuola, come nelle università, negli enti di ricerca, nelle accademie e nei conservatori. A differenza degli altri Paesi europei, in Italia è il contratto nazionale di lavoro lo strumento essenziale per alimentare la dignità e il prestigio sociale di docenti e operatori del sistema dell’istruzione pubblica.

noltre, in questo contesto già di per sé complicato, si sta abbattendo la mannaia del disegno di autonomia differenziata delineato dalla parte leghista del governo, e sollecitato in particolare dai presidenti delle Regioni Lombarda e Veneto. Se per esempio si dovesse adottare l’iniquo e sbagliato provvedimento sull’autonomia differenziata, ci troveremmo in una situazione che priverebbe di risorse necessarie e urgenti proprio quei territori che sono già oggi in gravi difficoltà sul piano della istruzione pubblica e dei servizi nella sanità.

Si pensi solo alle questioni enormi della carenza di scuole dell’infanzia, della dispersione scolastica al Sud e all’emergenza della migrazione interna di decine di migliaia di giovani meridionali verso scuole e università del Nord. È necessario, insomma, che accanto alla soluzione strutturale del reclutamento dei docenti con la fine del precariato, al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, si rilanci la campagna contro l’autonomia differenziata sul modello veneto, poiché vi è la necessità di smantellare il disegno di gabbie salariali che vi si nasconde.

Ecco perché nell’intesa del 24 aprile, siglata da quegli stessi 5 sindacati con il presidente del Consiglio Conte, vi era un punto sostanziale dedicato proprio allo smantellamento dell’autonomia differenziata.

In conclusione. L’intesa sul reclutamento rappresenta secondo i sindacati firmatari un buon passo avanti, nel metodo e nel merito, che consente la stabilizzazione di tanti docenti che lavorano da anni nelle scuole, senza sacrificare la formazione in ingresso, anzi elevandola a paradigma metodologico essenziale.

Nessuno peraltro dovrebbe dimenticare che la stabilizzazione è di per sé qualità della didattica, non solo perché restituisce serenità ai docenti, ma soprattutto perché pone le condizioni per la continuità didattica: senza continuità didattica la qualità della prestazione docente inevitabilmente ripiega in senso negativo. Certo, non è la soluzione di tutti i mali, ma è un punto di partenza importante per giungere ad un sistema dove la regolarità dei concorsi, nazionali e non regionali, sarà l’unica strada per l’accesso all’insegnamento.

I governi facciano i concorsi con regolarità e il problema del precariato può diventare un brutto ricordo per la scuola italiana. E ciò perché riteniamo assolutamente necessario rilanciare la decisiva funzione sociale della nostra scuola e delle nostre università, restituendo prestigio e professionalità a chi vi opera e lavora quotidianamente, per la crescita, la formazione, la maturazione civile delle nuove generazioni, a prescindere dal luogo di residenza.

L’uguaglianza delle condizioni di partenza è un requisito richiesto dall’articolo 3 della Costituzione, ed è oggi minacciato proprio dal progetto governativo di autonomia differenziata. La FLC CGIL e lo diciamo con forza, ha agito negli anni, e continua a farlo ora, guidata da questa bussola: restituire dignità a chi lavora nell’istruzione, riconoscendone la domanda di senso, con al centro alunne e alunni, studentesse e studenti. Sempre e ovunque.

Abbiamo appreso, per le vie brevi, dal MIUR che gli esiti delle prove preselettive – che dovranno essere accertati dagli USR – saranno disponibili solo per martedì o mercoledì prossimo. La partecipazione complessiva alle prove è risultata essere di circa il 33%.

Stiamo monitorando la situazione per dare tutte le informazioni utili ai candidati al concorso.

Nel frattempo siamo stati convocati al Ministero per giovedì 20 giugno 2019 per discutere dei temi riguardanti il personale ATA, tra i quali una soluzione per gli Amministrativi facenti funzione.

Venerdì 14 Giugno 2019 11:57

GIORNALINO FLC N 21

La trattativa con il Governo sul reclutamento dei precari e l’accesso a un percorso abilitante speciale si è conclusa positivamente e al termine dell’incontro di stasera (11 giugno 2019, ndr) è stata firmata un’intesa unitariamente dalle organizzazioni sindacali con il Ministro Bussetti.

Scarica il testo dell'Intesa

L’accordo prevede una procedura riservata e semplificata che da accesso al 50% dei posti disponibili per il concorso ordinario e un percorso abilitante speciale senza selezione in ingresso.

Il PAS sarà:

  • aperto a tutti i docenti con tre annualità di servizio nelle scuole statali, paritarie e percorsi di istruzione e formazione professionale limitatamente all’obbligo scolastico
  • attivato entro e non oltre il 2019
  • articolato su più cicli annuali
  • aperto alla partecipazione anche del personale di ruolo e ai dottori di ricerca.

La procedura del concorso straordinario finalizzata alla stabilizzazione prevede:

  • l’accesso ai docenti con tre annualità di servizio nella scuola statale maturate negli ultimi 8 anni
  • il requisito di avere svolto almeno 1 anno di servizio nella classe di concorso specifica per la quale si concorre
  • la valorizzazione del servizio prestato
  • una prova scritta computer based
  • una prova orale non selettiva
  • la procedura conferirà a tutti i vincitori l’abilitazione.

Si tratta di una soluzione di rilievo rispetto al tema della reiterazione dei contratti a termine nella scuola statale, che risponde alle richieste e alle aspettative del personale di cui le organizzazioni sindacali si sono fatte interpreti.

Le organizzazioni sindacali esprimono quindi soddisfazione per gli esiti della trattativa, che si è conclusa con una mediazione positiva che è riuscita a tenere insieme gli interessi dei lavoratori coinvolti con le esigenze di funzionamento della scuola.

Il 12 giugno 2019 è stata sottoscritta l’Ipotesi di Contratto collettivo nazionale integrativo (CCNI) valido per il triennio 2019-2022 sulle utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie. Pubblicheremo il testo non appena ci verrà inviato. A breve anche la nostra scheda di lettura e supporto alla consulenza.

La trattativa si è protratta tutta la mattinata ed ha portato alla stesura di un testo ampiamente acquisitivo:

  1. il contratto ha validità triennale, ma utilizzi ed assegnazioni provvisorie sono garantiti annualmente. Una clausola di riapertura permetterà di intervenire per sopraggiunte esigenze.
  2. L’assegnazione provvisoria è garantita a tutto il personale con i requisiti previsti a prescindere dall’esito dei trasferimenti e passaggi di ruolo.
  3. È istituita una fase transitoria per le conferme in utilizzo dei docenti dei licei musicali, ma si dà anche l’avvio alle assegnazioni provvisorie.
  4. È confermata la possibilità dell’assegnazione provvisoria interprovinciale anche su posti di sostegno per i docenti che, pur sprovvisti di titolo, hanno prestato almeno un anno su quella tipologia di posti o stanno concludendo i percorsi di specializzazione.
  5. È stata armonizzata la disciplina delle precedenze che presentava delle incongruità fra la sezione docenti e la sezione ATA.

L’amministrazione non ha ritenuto possibile, viste le diverse tipologie di pianta organica, domande di mobilità anche annuale per il personale ATA ex LSU e ex co.co.co.: come FLC CGIL abbiamo espresso la nostra contrarietà a questa posizione presentando una nota a verbale che ci impegna a chiedere la riapertura della contrattazione sulla mobilità, una volta acquisiti ulteriori approfondimenti politici e normativi.

Dopo una lunga trattativa, su forte richiesta della parte sindacale, è stata invece istituita la possibilità anche per i docenti immessi in ruolo al terzo anno FIT (ex DDG 85/2018) di poter fare richiesta di assegnazione provvisoria: si tratta di un importante avanzamento, che permette di sanare almeno una delle storture che caratterizza il percorso di immissione in ruolo di questi docenti, già cancellato dalle recenti disposizioni normative.

La nostra posizione

La FLC CGIL ritiene che la trattativa, pur complicata sotto molti aspetti, sia stata proficua, grazie allo sforzo di mediazione di tutte le parti che hanno fattivamente contribuito alla definizione dell’articolato: ci viene consegnato un testo largamente acquisitivo rispetto l’articolato dello scorso anno, e non è affatto scontato. Così come non era scontato inserire nella mobilità annuale il personale docente dei FIT e garantire a tutti la mobilità annuale anche se si è soddisfatti dagli esiti del trasferimento. E’ un allargamento dei diritti di ricongiungimento, cura e assistenza.

Riteniamo che questo contratto e quello sui trasferimenti e passaggi di ruolo/cattedra/profili, come l’Intesa del 24 aprile e quella recente sul reclutamento ed il precariato, siano un segnale inequivocabile del ruolo importante che sta svolgendo il sindacato in generale e la FLC CGIL in particolare, a dimostrazione dell’importanza dei corpi intermedi e della loro capacità di ascolto e mediazione dimostrata in questi anni.

Si è tenuta il 12 giugno 2019 presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca l’informativa sul bando di selezione di 120 docenti da esonerare dal servizio per un biennio al fine di garantire la diffusione di azioni legate al Piano per la scuola digitale e per promuovere azioni di formazione del personale docente e di potenziamento delle competenze degli studenti sulle metodologie didattiche innovative, previsto dalla legge di bilancio 2019 (commi 725-6 della legge 145/18).

Il bando sarà pubblicato a breve (probabilmente entro venerdì) e prevede una selezione per titoli(25 punti) e servizi (35 punti), con una prova orale (40 punti): i docenti interessati, di ogni ordine e grado, potranno iscriversi online alla selezione indicando la propria disponibilità ad effettuare attività nella regione di attuale titolarità (intesa come anno scolastico 2018/2019).
I posti che si libereranno saranno dati a supplenza annuale.

In quell’occasione abbiamo chiesto al MIUR, che pure ha annunciato futuri incontri di aggiornamento sull’andamento del progetto, di convocare un’apposita informativa sul monitoraggio della Carta del docente, per la quale non abbiamo ricevuto più aggiornamenti dal 2016

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